Carceri e carcerati

 

In tutto il triveneto esiste un solo carcere minorile maschile, quello di Treviso. Di tutte le strutture carcerarie per minori presenti in Italia, quella di Treviso è l’unica inserita all’interno di un carcere per adulti. La prigione dovrebbe ospitare 14/15 ragazzi, ma i detenuti arrivano spesso ad essere 25.

Non ci sono aule per lo studio, le lezioni avvengono in una cella, in un’altra cella sono presenti 5 computer  per le lezioni di informatica. La stanza per le attività quotidiane è contemporaneamente la stanza dove direttore e personale devono pranzare e cenare. La saletta della mensa per i detenuti viene adibita a sala operativa. Il bagno per le operatrici è all’interno dell’ufficio  della psicologa dell’istituto, la signora che esegue le pulizie è costretta a cambiarsi nel bagno degli uomini perché non c’è uno spogliatoio per il personale. Gli uffici sono ex celle, la sala per il ricevimento dei parenti, una saletta di pochissimi metri quadri, funge anche da sala per incontrare gli avvocati e da deposito del reparto ragioneria.

Le celle sono insufficienti, i ragazzi dividono in due una cella che dovrebbe contenere uno solo di loro, non è possibile ottenere un isolamento, non quello disciplinare, ma nemmeno quello sanitario. Le docce sono in comune, con tutto quello che questo comporta per il rischio di violenza. 

Gli operatori sono costretti a fare miracoli per evitare che ragazzi giovani, quattordicenni o quindicenni si trovino a dover dividere le celle con ragazzi più grandi, magari diciannovenni (il carcere può contenere ragazzi dai 14 ai 21 anni), pensate dal punto di vista educativo cosa vuol dire per un ragazzo di quell’età condividere gli spazi vitali con un ragazzo più grande, chi secondo voi emulerà? Quale riferimento prenderà ad esempio il giovane? Una situazione di questo genere rischia di invalidare un intero percorso formativo e di recupero che vede impegnati diversi operatori.

Il carcere dovrebbe avere 36 persone in servizio, altre sei dovrebbe essere dislocate al centro di prima accoglienza, a Treviso gli operatori totali delle due strutture sono 29. Non esiste una guardia di sesso femminile, quindi non è possibile eseguire perquisizioni su visitatrici donne. Gli operatori che lavorano in questa struttura per diverse ore al giorno e con tanta dedizione non hanno la possibilità di farsi nemmeno un caffè.

Non esiste una sezione femminile, quindi le ragazzine che vengono arrestate devono essere trasferite, spesso a Milano o Torino, il mezzo acquistato per il trasporto dei ragazzi ha percorso in circa un anno e mezzo, 75.000 KM.

E’ necessario trovare un’altra struttura per poter ospitare i detenuti ma soprattutto gli operatori, e non dovrà essere una struttura molto distante da quella attuale, troppo importante infatti la rete che si è tessuta in tutti questi anni tra la struttura carceraria e il mondo delle associazioni e del volontariato locale, e molte le famiglie dei lavoratori impiegati all’interno del carcere che dovrebbero stravolgere la loro vita in caso di trasferimento in luogo lontano da quello odierno.

David Borrelli

5 Commenti a “Carceri e carcerati”

  • Mattia:

    Ciao, vorrei chiederti se non credi che sia un peccato che dopo la tua elezione ci sia stata la dispersione di grosse forze appartenenti alla lista elettorale che hanno contribuito alla tua elezione. Certa gente non è più parte del tuo gruppo e i cittadini si interrogano: perchè una forza che si distingue per la sua capacità inclusiva e non elitarietà vede queste divisioni? Gli amici di Grillo chi sono? a quale associazione fanno capo? e perchè non lavorano insieme in una cittadina piccola come Treviso? Insomma com’è che non siete stati capaci di accettare diversità interne? Mi sembra questa la debolezza dei partiti di sinistra. Ti prego smentiscimi. Grazie. Mattia

  • quella delle carceri è unaltra vergogna di un paese che non ha pauto gestire un problema a suo tempo, quando non erano piene e ha lasciato andare in rovina allora le strutture. Ma del resto è lo steso paese che si è permesso di mandare una generazione di baby pensionati a 40 anni a lavorare in nero mentre non c’è mai stato uno straccio di sussidio di disoccupazione, legato ad esempio ai servizi sociali e alla comunità. altro che capaità rieducativa delle carceri, qua bisognerebbe rieducare un intero paese

  • MASSIMILIANO GREGUOL:

    VORREI VEDERE DIETRO LE SBARRE TUTTI QUELLI CHE SON CONDANNATI IN PARLAMENTO PERCHE NON MERITANO DI ESSERE PAGATI 25 MILA EURO AL MESE PIU’ VARIE AGEVOLAZIONI,NELLO STESSO CARCERE DOVE CI E’ RIMASTO STEFANO CUCCHI.DOVE SIAMO ARRIVATI?PERCHE’ LE PERSONE SON CIECHE DA NON VEDERE LA SITUAZIONE?PERCHE’ NON CE’ LA VOGLIA DI CAMBIARE A LIVELLO NAZIONALE?SONO PREOCCUPATO

  • MASSIMILIANO:

    Mattia:noi grillini non siamo di sx ne di dx e ne tanto meno di centro.La nostra politica e’ del fare,il buon senso per il bene di tutti se non si e’ capito.Siamo in molti e se qualcuno perde la retta via per questioni dettate probabilmente dall’invidia,vuol dire che non ha capito lo spirito di noi ragazzi di buon senso!Siamo umani e si puo’ sbagliare!

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